Roma, 27 febbraio (TMNews). Yara è morta, è stata uccisa e solo l’autopsia, prevista per domani all’Istituto di medicina legale di Milano potrà svelare come è morta questa ragazzina di 13 anni scomparsa il 26 novembre a Brembate di Sopra (Bergamo) e ritrovata solo ieri in un campo distante una decina di chilometri dalla palestra dove era stata vista l’ultima volta.
Secondo l’Eco di Bergamo da un primo esame del corpo sono emerse lesioni al collo e alla schiena compatibili con un’arma da taglio, però solo l’esame del cadavere, affidato all’anatomopatologa Cristina Cattaneo affiancata da un genetista, potrà fare luce sul giallo del ritrovamento. Intanto i genitori di Yara, Maura e Fulvio Gambirasio sono stati a Milano per il riconoscimento del cadavere della figlia.
Molte persone in questi 3 mesi hanno lasciato mazzi di fiori, infatti pochi credono che il corpo di Yara possa essere rimasto in quel campo per tutto quel tempo senza essere notato, soprattutto visto che l’area era stata perlustrata varie volte dai volontari con i cani.
Da qui le voci sull’avvistamento ieri di una macchina dalla quale sarebbe stato scaricato il corpo prima di una fuga a tutta velocità. Gli investigatori prediligono invece l’ipotesi opposta, cioè che il corpo della ragazza sia rimasto in quell’angolo di campagna ai margini di una zona industriale a lungo, anche perché è stato trovato in condizioni tali che un ipotetico trasporto recente risulta difficile da immaginare. Gli investigatori hanno acquisito le immagini delle telecamere di sicurezza di alcune delle aziende che sorgono intorno al luogo del ritrovamento. Qualunque sarà la pista seguita nelle prossime ore dagli investigatori sicuramente l’ipotesi che il corpo della ragazza sia stato lasciato lì nelle ultime ore legherebbe insieme una serie di coincidenze. Trovati anche la sim senza telefono e l’Ipod della ragazza.
Ieri ricorrevano infatti 3 mesi esatti dalla scomparsa della 13enne. Un fatto che, unito alla vicinanza del comando della polizia locale e al ritrovamento il 16 gennaio scorso del cadavere di un dominicano a non più di cento metri, in una cabina elettrica, fa pensare una un gesto quasi di sfida.
“Ora sappiamo cos’è un orco“, sono queste le parole usate da don Corinno Scotti, parroco di Brembate per descrivere lo smarrimento del paese. Don Scotti ha aggiunto che oggi, allo scoccare di ogni ora, suonerà fino a stasera le campane a festa “perché Yara è un angelo e gli angeli bisogna festeggiarli”. A questo punto, ha continuato il sacerdote che ieri sera ha visitato la famiglia e abbracciato il padre, “la parola più forte è il nostro silenzio. Lo smarrimento e l’angoscia che ci portiamo dentro sono una pena che facciamo fatica a credere abbia un senso”.
   
 
 



 

